La Chetogenesi e le Diete Chetogeniche

Chetogenesi e Diete Chetogeniche.

David Bertoli Master Personal Trainer – Lifestyle & Wellness Coach – Nutritional Sport Consultant – Health Coach – Performance & Sport Coach – Postural & Fisio Trainer.

Nonostante la perdita di peso sia un obiettivo desiderato da molti obesi e soggetti in sovrappeso e i benefici per la salute di tale riduzione siano ormai acclarati, non vi sono dati definitivi su quale sia il protocollo alimentare più efficace sia nel medio che nel lungo termine o, comunque, quale sia l’approccio alimentare in assoluto più corretto.

Negli anni recenti si è assistito ad un aumentato interesse verso le cosiddette VLCKD (very low carbohydrate ketogenic diet).

Queste diete, seppur discusse e talvolta avversate, indubbiamente hanno dimostrato di essere efficaci, almeno nel breve-medio termine, come arma per combattere il sovrappeso, l’iperlipidemia ed alcuni indici di rischio cardiovascolare.

Non sono però sempre e a tutti consigliabili, per questioni prevalentemente di sana relazione con il cibo, sana condizione fisica, condizioni di stress e dei momenti con grande richiesta di risorse come esami, prove, rendimento professionale e relazionale.

LA CHETOSI

Senza carboidrati il nostro corpo non può seguire le vie metaboliche che utilizza solitamente per assimilare i grassi.

Dopo pochi giorni di digiuno o di dieta con riduzione drastica dei carboidrati (meno di 20 g/ die) il glucosio di riserva del corpo diventa insufficiente per consentire sia la normale ossidazione dei grassi attraverso la fornitura di ossalacetato nel ciclo di Krebs che il rifornimento di glucosio al SNC.

Il SNC è quindi “costretto” a trovare delle fonti alternative per rifornirsi di energia.

Questa fonte alternativa di energia sono i corpi chetonici (acido acetoacetico, acido Ɓ- idrossibutirrico e acetone) prodotti a partire dall’eccesso di acetil-CoA.

La produzione dei Coprpi Chetonici prende il nome di chetogenesi e avviene in particolare nella matrice mitocondriale del fegato.

La presenza in circolo dei CC e la loro eliminazione con le urine causano la chetonemia e la chetonuria.

L’eliminazione dell’acetone, essendo un composto molto volatile, avviene prevalentemente con la respirazione polmonare (odore tipico dell’alito da chetosi).

CARATTERISTICHE E DEFINIZIONE DEL PROCESSO CHETOGENICO

La chetosi è un meccanismo del tutto fisiologico che ha permesso ai nostri antenati di sopravvivere e rimanere efficienti anche in caso di privazione di cibo.

Il biochimico Hans Krebs fu il primo a parlare di chetosi fisiologica per distinguerla da quella patologica della cheto acidosi diabetica .

In condizioni normali i CC sono in concentrazioni molto basse (< 0,3 mmol) rispetto al glucosio (circa 4 mmol).

Dal momento che il glucosio e i CC hanno una KM simile per il trasporto del glucosio a livello cerebrale, i CC incominciano a venire utilizzati a livello del SNC quando arrivano a un valore di circa 4 mM.

Nella chetosi fisiologica (che si raggiunge durante il digiuno e le diete VLCKD) la chetonemia raggiunge livelli massimi di 7/8 mM con un pH invariato, mentre nel diabete scompensato essa raggiunge e supera le 20 mM con abbassamento del pH.

I valori ematici dei CC non superano, nell’individuo sano, le 8 mM perché il SNC appunto utilizza con efficienza queste molecole a scopo energetico in sostituzione del glucosio.

È interessante notare che i CC sono in grado di produrre più energia rispetto al glucosi.

Altro punto da sottolineare, come evidenziato dalla tabella precedente, è che la glicemia, pur abbassandosi resta a livelli fisiologici.

Infatti, il glucosio che si forma dagli AA gluconeogenetici e dal glicerolo liberato dalla lisi dei TG è sufficiente per il mantenimento dell’euglicemia.

Gli acidi grassi possono essere utilizzati come substrato energetico principale per diversi tessuti, ma non potendo attraversare la barriera ematoencefalica non possono essere utilizzati a livello del SNC.

DIETE CHETOGENICHE

Le diete chetogeniche si basano su una drastica riduzione dei carboidrati introdotti, associata con un relativo aumento della quota di proteine e grassi.

Le conoscenze sugli aspetti metabolici delle diete chetogeniche classiche derivano dagli studi pionieristici fatti sul digiuno di Cahill negli anni ’60.

Il digiuno infatti induce uno stato metabolico particolare: la chetosi.

Ovviamente il digiuno, protratto per periodi lunghi porta al depauperamento soprattutto delle riserve proteiche dell’organismo.

Le diete chetogeniche moderne invece cercano di indurre uno stato di chetosi fornendo però un apporto proteico adeguato in modo da mantenere la FFM.

La nascita dell’importanza di questo approccio alimentare dal punto di vista clinico, è da far risalire ai primi anni ’20 quando incominciò ad essere usata con successo nel trattamento dell’epilessia, anche se tracce del suo effetto antipilettogeno si trovano già nel nuovo testamento nell’episodio dell’epilettico guarito (Matteo 17:14-21).

Dal punto di vista del controllo del peso invece, un nuovo impulso allo studio di questo tipo di dieta è stato dato nel 1972 dal Dr. Atkins che pubblicò un libro dove propugnava una drastica riduzione dei carboidrati per ottenere un efficace calo ponderale.

Dalla pubblicazione di quel libro gli studi sulle diete chetogeniche si sono moltiplicati ma nonostante la dimostrata efficacia sulla riduzione del peso corporeo nonché sulla riduzione del peso corporeo nonché sulla riduzione dei marker dell’infiammazione e del rischio cardiovascolare, quest’arma terapeutica viene spesso ignorata o rifiutata aprioristicamente da molti professionisti della nutrizione.

Le prime raccomandazioni nella loro proposta e gestione, sono certamente quelle che riportano al buon senso al rispetto delle buone regole etiche e di premura per la buona salute della persona.

Necessitano quindi  sempre di una preventiva valutazione della giusta condizione ematochimica e valutazione medica.

VANTAGGI EVOLUTIVI

L’interazione tra la chetogenesi e la gluconeogenesi fornisce i substrati energetici per supportare i diversi apparati, in condizioni di restrizione critica.

Si può dire che nessuna specie (e particolarmente la specie umana) sarebbe potuta sopravvivere milioni di anni se i suoi membri non avessero tollerato brevi periodi di fame o deprivazione nutrizionale.

Come già sottolineato, il digiuno è di per sé stesso una condizione chetogenica.

Quando il corpo passa da una condizione di abbondanza di cibo ad una di digiuno (oppure ad una dieta VLCKD che simula il digiuno) si verifica un aumento degli FFA e, anche se leggermente in ritardo, un aumento della concentrazione di corpi chetonici nel sangue.

Dopo circa 3 gg di VLCKD, quando la concentrazione di CC arriva ad essere maggiore di 4 mmol/L la fame diminuisce considerevolmente.

Questo è chiaramente uno dei vantaggi evolutivi della dieta chetogenica: essa permette di ridurre l’assunzione di calorie grazie all’effetto anoressigeno dei CC.

Un ulteriore vantaggio dei CC, anche dal punto di vista evolutivo, è l’azione euforizzante e stabilizzante l’umore.

Ovviamente sia l’effetto anoressigeno che quello sull’umore risultano essere estremamente utili per aumentare la compliance dietetica nelle persone.

CRITICITA’

Gli effetti collaterali della dieta chetogena si possono classificare come segue:

– Complicanze a breve termine: diarrea, nausea, vomito, anoressia, ipoglicemia;

– Complicanze a medio/lungo termine (dalle 2 settimane a due anni): nefrolitiasi, infezioni ricorrenti, alterazioni metaboliche (iperuricemia, ipocalcemia, ipercolesterolemia), irritabilità, letargia, rifiuto di mangiare, calcoli renali, irritabilità.

– Complicanze a lungo termine: deficit micronutrizionale (vit. D, calcio e fosforo), osteopenia, calcoli renali, cardiomiopatia e anemia da carenza di ferro;

– La più comune complicanza ad esordio precoce è stata la disidratazione;

– Alla quale si associano spesso disturbi gastrointestinali, come nausea/vomito e costipazione, talvolta associata a gastrite e intolleranza ai grassi.

POTENZIALI RISCHI

I rischi che vengono sostenuti dai critici di questo tipo di approccio alimentare sono essenzialmente quelli di un supposto danno renale a causa dell’aumento dell’escrezione di azoto durante il metabolismo proteico.

Aumento di escrezione che causerebbe un innalzamento della pressione glomerulare e una iperfiltrazione.

EFFETTI SUL CALO PONDERALE

Riassumendo, possiamo quindi affermare che l’effetto sul calo ponderale delle diete VLCKD sembra essere causato da diversi fattori:

– Riduzione dell’appetito;

– Riduzione dei meccanismi di liposintesi ed aumento dei meccanismi lipolitici;

– Diminuzione del QR;

– Aumento della spesa metabolica causata dalla neoglucogenesi e dalla TID (o ADS);

LE PIU’ NOTE DIETE VLCKD

LE ORIGINI, DALLA SECONDA META’ DEL 900 AL 2000

– 1972: DIETA ATKINS

– 1994: DIETA ANABOLICA

– 2000: DIETA METABOLICA

– dal  2000: DIGIUNNO INTEMITTENTE (INTERMITTENT FASTING – IF), le tipologie di questa metodologia, tramite di versi momenti di alternanza di digiuno e alimentazione e in associazione specifica con gli allenamenti: A.D.F. giorni di digiuno alternati, Eat stop Eat, Leangains, Warrior Diet.

CONCLUSIONI

Anche se da un lato la letteratura sembra non essere concorde sulla loro sicurezza, dall’altro gli stessi Autori confermano comunque i suoi maggiori benefici sul controllo glicemico e dell’HbA1c, rispetto ad una dieta ipocalorica con normale contenuto di carboidrati.

E altresì, almeno nel breve e medio termine, le VLCKD sembrerebbero in grado di modificare in senso positivo i marker di rischio cardiovascolare e dell’infiammazione e di indurre un efficace perdita di peso corporeo.

NOTA IMPORTANTE

trattandosi di regimi rigidi e selettivi, se ne sconsiglia vivamente l’improvvisazione di utilizzo e/o nel consigli di utilizzo e si rimarca la necessità di una preventiva valutazione della giusta condizione ematochimica e valutazione medica.

Ti è piaciuto l'articolo? Condividilo sui social
Share on facebook
Facebook
Share on twitter
Twitter
Share on linkedin
LinkedIn
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

Leggi anche...

Indice Glicemico VS Carico Glicemico.

Indice Glicemico VS Carico Glicemico. Che cos’è l’indice glicemico (IG) di un alimento? David Bertoli Personal Master Trainer – Online Coach –Nutritional Sport Consultant – Lifestyle & Wellness Coach – Health Coach. L’indice glicemico è un parametro elaborato agli inizi degli anni ’80 dal prof. Jenkins dell’Università di Toronto che classifica

Online Coaching & Personal Training

Online Personal Coaching & Personal Training David Bertoli Personal Master Trainer – Online Coach –Nutritional Sport Consultant – Lifestyle & Wellness Coach – Health Coach. Se cerchi una figura esperta, affidabile e competente, che possa aiutarti e supportarti anche a distanza per migliorarti sotto più punti di vista, questo è il servizio

La Quercitina, importante polifenolo utile per articolazioni, supporto antiossidante, antinfiammatorio organico e intestinale.

La Quercitina. David Bertoli Personal Master Trainer Faenza – Nutritional Sport Consultant – Lifestyle & Wellness Coach – Health Coach. La quercitina è un polifenolo appartenente alla classe dei bioflavonoidi, abbondantemente presente in natura in numerose fonti di origine vegetale. E’ una molecola nutraceutica presente in diversi alimenti come il

Scroll to Top